Vitamina D Tossica? Il Sole Produce Dosi Enormi (e non succede NULLA)

Vitamina D Tossica? Il Sole Produce Dosi Enormi (e non succede NULLA)

Perchè la presunta pericolosità di questa sostanza è un puro Film fantasy, tipo il Trono di Spade. Ma basta una banale applicazione del vostro smartphone per scoprire gli altarini…

Tutti i dati che distruggono le leggende su questa vitamina straordinaria.

Ogni volta è la stessa storia.

Vai a farti prescrivere la Vitamina D e la risposta è quasi sempre la stessa: “Attenzione che è tossica”.

Questo sempre che te la prescriva e non si opponga con varie motivazioni sull’ inutilità della vitamina del sole e che “bastano 20 minuti con le braccia scoperte”.

Questo succede purtroppo nel 90% dei casi.

E se il medico non si oppone c’è sempre qualcun altro che inizia il pippone sulla pericolosità della vitamina D paragonabile ad un misto tra antrace, ebola, vaiolo, zanzara malarica e peste bubbonica del 1630.

Tralasciamo, per ora, il fatto che trovare nel mondo un’ intossicazione dovuta a questa vitamina è più rara di una vittoria in Champions della Juventus.

Per dimostrarlo (qualora ce ne fosse bisogno) basta utilizzare una semplice applicazione gratuita per smartphone chiamata DMINDER, capace di calcolare le unità internazionali di vitamina D assorbite, calcolando il posto dove vi trovate, come siete vestiti, ecc.

Adesso tenete in mente che la maggioranza dei vostri medici vi avrà prescritto (sempre che lo abbia fatto) una dose media di 25.000 UI al mese.

Quando va bene.

Perchè, ricordiamolo sempre, la Vitamina D per qualcuno è una delle sostanze più pericolose delle terra dopo l’ uranio arricchito della Corea del Nord.

Ad agosto sono andato in piscina a Roma (calcolando cosi l’ intensità del sole a seconda della latitudine) e ho impostato DMINDER con il 70% di pelle esposta (costume lungo alle ginocchia), mi sono sdraiato sul lettino e ho fatto partire il timer.

Questo è stato il risultato:

Quindi in circa due ore la pelle ha assorbito 9477 Unità Internazioni di Vitamina D, perchè in quella zona e a quell’ora il sole fa produrre circa 78 UI al minuto con un pelle bianca come la mia.

In pratica si possono raggiungere 10.000 UI, cioè la dose che tutti gli studi internazionali consigliano per avere una buona salute e per combattere le malattie autoimmuni, tumori, ecc. in sole (è proprio il caso di dirlo…) due ore e 15 minuti di normalissima esposizione solare.

Che ovviamente il 90% te la sconsigliano “perchè fa venire i tumori alla pelle e invecchiah!”.

Adesso, poniamo il caso che uno prenda normalissime (e mi tengo basso) 4 ore di sole al giorno, raggiungerà 18.720 UI al giorno.

Se il giorno stesso mi allungo di un altra ora e mezza prendo altri 7020 UI e ovviamente stessa cosa se lo faccio anche il giorno dopo.

Insomma in un giorno, massimo un giorno e mezzo, la pelle produce tramite i raggi solari 25.740 UI, cioè più della dose “giusta” mensile che servirebbe a evitare gli agghiaccianti “effetti collaterali” della vitamina D.

Ora, qualcuno dovrebbe spiegarmi come facciamo a non morire tutti a fine agosto, dopo magari un’ estate passata a prendere il sole, quando il livello delle unità internazionali prodotte dalla nostra pelle saranno a livello di MILIONI.

Ed è inspiegabile come non si siano ancora estinti i poveri africani tutto il giorno nudi al sole, con un livello medio di vitamina D nel sangue di 45 ng/ml rispetto al 15/20 degli occidentali.

Si si, lo so la favoletta che vi raccontano alcuni: “Ma con il sole è diverso, la vitamina D assunta oralmente deve passare per il fegato e qui si rischia l’ accumulo”

Si vede che non gli spiegano (assieme a tante altre cose) la fisiologia della vitamina D.

Come si può vedere da questa immagine, anche la vitamina D passa per fegato (per poi confluire anche ai reni), proveniente dai precursori della Vitamina D che sono nella nostra pelle, quindi anche questa scusa è veramente assurda.

Ma non paghi, alcuni sparano l’ ultimo, apocalittico, anatema.

“La vitamina D provoca calcoli renali”

Si basano sull’ assunto che la vitamina D è coinvolta con l’assorbimento del calcio, quindi tale minerale può aumentare il rischio di calcoli renali.

In effetti, sembra suonare bene.

Ma non è cosi. Anzi.

Due recenti studi hanno trovato esattamente l’opposto; cioè più basso è il 25 (OH) D (cioè la forma di vitamina D presente nel sangue), maggiore è il rischio di calcoli renali.(1-2)

Nel gennaio del 2016, il Dr. Ticinesi e coll. hanno studiato 884 soggetti con calcoli renali e 967 controlli.

Essi hanno scoperto che la prevalenza di carenza di vitamina D (<20 ng / ml) è stata del 56% nei soggetti con calcoli renali e nel 44% nei controlli (P <.001), con una media di vitamina D di 18 ng / mL rispetto a 23 ng / mL dei controlli senza calcoli.

In pratica, i soggetti con carenza di vitamina D avevano più di due volte la probabilità di sviluppare un calcolo renale.

Nel 2016, il Dr. Girón-Prieto e colleghi hanno fatto un studio su 366 soggetti, 239 dei quali avevano una storia di calcoli renali.

Anche questo gruppo di studio ha scoperto che le persone con bassi livelli di D 25 (OH) hanno più probabilità di sviluppare calcoli renali.

Anche le evidenze più recenti mostrano che la vitamina D, da sola, non rappresenta un fattore di rischio indipendente per la formazione di calcoli, ma agisce piuttosto come regolatore del metabolismo del calcio. 

Questo significa che il suo effetto dipende dal contesto: dosaggio, associazione con calcio, predisposizione individuale e stile di vita.

In particolare, diversi studi e meta-analisi pubblicati tra il 2023 e il 2025 evidenziano come l’aumento del rischio sia legato soprattutto alla combinazione di vitamina D ad alte dosi con supplementi di calcio, che può favorire un incremento della calciuria (cioè del calcio eliminato con le urine), uno dei principali fattori coinvolti nella formazione dei calcoli. 

Al contrario, l’integrazione di vitamina D in assenza di eccessi di calcio, all’interno di un contesto metabolico equilibrato, non mostra associazioni significative con un aumento del rischio.

Lo dicono gli studi non io: 

Eur J Med Res  2025 marzo Alla scoperta della sottile relazione tra vitamina D e calcoli renali: uno studio trasversale basato sui dati NHANES. (3)

"Conclusione: Il presente studio indica che il livello sierico di vitamina D non è un predittore indipendente del rischio di calcoli renali. Piuttosto, il suo effetto potrebbe essere co-regolato da molteplici fattori confondenti" 

Un aspetto spesso trascurato, ma oggi sempre più centrale, è il ruolo della vitamina K2, in particolare nella forma MK-7.

Questa vitamina agisce come “direttore del traffico” del calcio: attiva proteine fondamentali come l’osteocalcina e la Matrix Gla Protein (MGP), che aiutano a indirizzare il calcio verso le ossa e a impedirne il deposito nei tessuti molli e nei reni.

In questo senso, la presenza adeguata di vitamina K2-MK7 può contribuire a ridurre il rischio di calcificazioni inappropriate e, indirettamente, anche quello di formazione di calcoli, soprattutto quando si utilizza vitamina D per aumentare l’assorbimento del calcio.

Ancora più interessante è il fatto che la ricerca più recente sottolinea il ruolo di variabili spesso trascurate, come la genetica, la storia clinica del soggetto e fattori dietetici come l’assunzione di sodio, ossalati e il livello di idratazione, che risultano avere un impatto ben più rilevante.

In sintesi, il messaggio aggiornato è chiaro: non è la vitamina D in sé a essere “pericolosa”, ma il modo in cui viene utilizzata all’interno di un sistema complesso che coinvolge metabolismo, nutrienti sinergici come la vitamina K2 e stile di vita.

In pratica la temuta ipercalcemia da vitamina D diminuirebbe se nel contempo si combinasse una supplementazione di vitamina K2 quindi l’ effetto sinergico delle due sostanze sulla salute sarebbe amplificato in maniera ottimale. .  

Quindi, se venisse consigliato, l’ abbinamento alte dosi di vitamina D + Vitamina K2 sarebbe assolutamente sicuro.

Ma ovviamente, non è cosi perchè quasi nessuno, al 90%, non sa nulla di tutto questo. 

E quindi, anche la storia della vitamina D che causerebbe calcoli renali non ha nessun fondamento, semplicemente perchè non è cosi.

Anzi l’ opposto.

Insomma vi ho dimostrato, dati e prove alla mano, che la vitamina D è una molecola assolutamente sicura, tant’è è vero che non sapete nemmeno di produrla in maniera industriale specialmente in estate e non vi succede assolutamente nulla.

E d’ inverno? Ovviamente tappati in casa e negli uffici, con vestiti che impediscono i raggi solari di colpire la vostra pelle, la vostra Vitamina D a novembre-dicembre sarà già finita. E la dose “25.000 UI al mese” sarà totalmente inutile.

Dite quindi a questi personaggi che 25.000 UI di vitamina D ve la siete presa a Positano giocando  a racchettoni in spiaggia in un pomeriggio e siete ancora vivo.

Alla faccia loro.

                                                                                                          Claudio Tozzi

P.S.1 Per sapere come prendere le corrette dosi di Vitamina D e K2-MK7 leggi questo articolo QUI

P.S. 2 A cosa serve la Vitamina K2? Ecco i sorprendenti benefici sulla Longevità QUI

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