La Colazione è Il Peggior Pasto Della Giornata

La Colazione è Il Peggior Pasto Della Giornata

Te l’hanno ripetuto da quando avevi tre anni: la colazione è il pasto più importante della giornata. L’ha detto tua madre, il pediatra, il nutrizionista, la pubblicità in TV e pure il barista sotto casa.

Ti dico subito una cosa che ti farà storcere il naso: la colazione, fatta come la fa il 90% degli italiani, non è il pasto più importante. È il peggiore. E per alcune persone è addirittura il più pericoloso.

Guarda il video completo con tutti gli studi QUI:

 

Lo so. Ogni volta che tocco questo argomento ricevo commenti di ogni tipo, insulti compresi. Toccare la colazione in Italia è come toccare la mamma. Ma io non lavoro con le opinioni: lavoro con i dati, con la storia e con la biologia. In questo articolo ti smonto uno per uno tutti i luoghi comuni sulla colazione. Poi decidi tu.

«Ma io la mattina ho fame!»: cosa dice davvero la grelina

Partiamo dall’obiezione numero uno: «Claudio, se la colazione non serve, perché mi sveglio affamato?»

Per rispondere dobbiamo parlare della grelina, l’ormone della fame. Viene prodotta soprattutto dalle cellule endocrine della parete dello stomaco e, in quantità minori, da intestino e pancreas. Passa nel sangue, raggiunge il cervello e attiva l’ipotalamo, il nostro «sensore» dell’appetito. Il messaggio è semplice: cerca cibo. Quando il suo livello scende, lo stimolo si attenua. Naturalmente la fame dipende anche da altri fattori, come sazietà, abitudini, sonno e tipo di cibo, ma la grelina è il motore principale.

Ora la domanda è: come si comporta la grelina nelle 24 ore? Ed ecco la sorpresa. Il momento in cui la grelina è più bassa è proprio il mattino, mentre tende a salire verso sera. E questo succede sia che tu mangi, sia che tu non mangi.

Quindi spiegami una cosa: com’è possibile che il pasto «più importante» cada esattamente nel momento in cui la natura ha deciso che hai meno fame in assoluto? Se la natura ci ha programmati così, un motivo ci sarà. Oppure pensiamo di essere più bravi noi della natura?

«Però io mi sveglio con la fame». Certo, e tra poco vedremo perché: non dipende solo dalla grelina, ma da quello che mangi e dalle dipendenze alimentari che ti porti dietro da anni.

«Se salto la colazione mi sale il cortisolo»: davvero?

Seconda obiezione, che sento da trent’anni: saltare la colazione farebbe impennare il cortisolo, l’ormone dello stress. Bene: non esiste alcuna prova solida che saltare la colazione provochi uno stato di stress cronico. Gli studi su questo punto sono pochi, piccoli e con risultati contrastanti, e in diversi casi i valori di cortisolo di chi non fa colazione risultano persino inferiori.

Tradotto: chi ti ripete questa frase con assoluta certezza sta vendendo una convinzione, non un dato.

Milioni di anni senza colazione: cosa mangiano i cacciatori-raccoglitori

Facciamo un passo indietro. Molto indietro. La vita sulla Terra parte circa 3,5 miliardi di anni fa; i primi primati compaiono intorno a 55 milioni di anni fa; il genere Homo nasce circa 3 milioni di anni fa e l’Homo sapiens tra 200.000 e 300.000 anni fa. I nostri ormoni, i nostri geni e il nostro metabolismo si sono modellati in milioni di anni, non negli ultimi cento.

L’antropologo Richard Wrangham, docente di antropologia biologica ad Harvard, ha raccolto le testimonianze sulle popolazioni di cacciatori-raccoglitori, quelle che vivono ancora oggi in modo simile ai nostri antenati, per studiare frequenza e orario dei pasti. Il risultato ha stupito anche lui (me no): i dati sono omogenei a qualsiasi latitudine.

•         Inuit (Alaska e Canada): l’unico pasto cotto era quello serale.

•         Tiwi (Australia): gli uomini rientrano a fine giornata e mangiano lì, la sera.

•         Aranda (Australia): il pasto principale è la sera.

•         Sirionó (Bolivia): il pasto principale cade nel tardo pomeriggio o in prima serata.

•         Andamanesi (Oceano Indiano): nel pomeriggio le donne rientrano con le provviste e, se la caccia è andata bene, si prepara il pasto principale della giornata.

•         Tlingit (Alaska e Canada): due pasti al giorno, uno al risveglio e uno la sera, ma il più sostanzioso è sempre quello serale.

Wrangham non è riuscito a trovare nessuna eccezione alla tradizione arcaica che vede la cena come pasto principale. In tutto il mondo il pasto più importante non è la colazione, che quasi nessuno fa o fa in forma ridotta: è la cena. Proprio quella che, da trent’anni, ti dicono di fare «leggera, altrimenti non dormi».

Per gran parte della storia umana l’uomo non ha mai mangiato tre o più volte al giorno. Mai. E la grande maggioranza dei cacciatori-raccoglitori attuali continua a non fare colazione.

Abbiamo l’auto, il computer e lo smartphone. Ma a livello genetico siamo uguali a loro. Non siamo cambiati.

E sai qual è l’eccezione in tutto questo quadro? Noi occidentali moderni. Siamo l’unica popolazione al mondo che non solo fa colazione, ma la considera il pasto migliore della giornata. Colazione dei campioni con fiocchi d’avena, latte e biscotti, fette biscottate con un velo di marmellata, cornetti integrali o vegani «che fanno meno male», la regola del 25% delle calorie da assumere al mattino: sono tutte invenzioni moderne, create a tavolino.

Breve storia della colazione: da Roma a Parigi

«Va bene, Claudio, ma chi se ne frega di milioni di anni fa». Allora restiamo negli ultimi duemila anni.

Nell’antica Roma esisteva lo ientaculum, un piccolo spuntino mattutino, ma era facoltativo e non tutti lo facevano. A metà giornata c’era il prandium, un pasto frugale. Il pasto principale era la cena. Duemila anni, dal punto di vista genetico, sono zero.

Nel Medioevo, secoli dopo la caduta dell’Impero Romano, in Europa la situazione è identica: due pasti al giorno, quasi mai al mattino. Solo nel tardo Medioevo compare in inglese la parola breakfast, da break (rompere) e fast (digiuno): «rompere il digiuno». E anche dopo, in molte popolazioni, il numero dei pasti non aumentò.

Tra il Seicento e l’Ottocento, a Parigi e a Londra, il pasto principale slittò sempre più tardi: dal mezzogiorno al primo pomeriggio, fino al tardo pomeriggio, con la cena spinta verso notte. Stiamo parlando di trecento anni fa, non di milioni di anni. E i pasti principali restano sempre due, quasi mai al mattino.

Ora dimmi: è possibile che noi, che facciamo colazione con cornetto e cappuccino da un secolo, siamo i geni, e che per milioni di anni l’umanità abbia sbagliato tutto? Tra l’altro non ci siamo estinti. Siamo ancora qui. Senza colazione.

I fratelli Kellogg: cereali, religione e guerra alla masturbazione

E allora da dove arriva la colazione moderna? Da due fratelli americani alla fine dell’Ottocento: John Harvey e Will Keith Kellogg. Vegetariani e membri della Chiesa avventista del settimo giorno, vedevano il cibo come uno strumento per controllare gli istinti, compreso quello sessuale.

Non è una battuta. Negli scritti di John Harvey Kellogg trovi veri e propri decaloghi su come evitare la masturbazione, anche attraverso l’alimentazione. Con i loro cereali, appunto.

Quando i fiocchi di cereali ebbero successo, i due fratelli litigarono: Will Keith, il meno religioso, voleva aggiungere lo zucchero; John Harvey si opponeva, convinto che lo zucchero aumentasse lo stimolo sessuale. Finirono in tribunale e vinse il fratello che voleva lo zucchero. Il resto è storia dei supermercati.

«La colazione è il pasto più importante della giornata»: uno slogan del 1917

Ed ecco la bomba. La frase che hai sentito per tutta la vita non nasce da uno studio medico. Viene pubblicata nel 1917 su Good Health, la rivista diretta da John Harvey Kellogg: «per molti aspetti la colazione è il pasto più importante della giornata».

Non una rivista scientifica. Una pubblicazione dell’uomo che vendeva cereali. Fino ad allora l’americano medio non faceva colazione: mangiava a pranzo e a cena. Il ragionamento è stato semplice: «Come facciamo a vendere cereali insieme alla bistecca o ai fagioli? Semplice: occupiamo un buco libero nella giornata e lo chiamiamo il pasto più importante». E ci hanno creduto tutti. Ci ho creduto anch’io da bambino.

Il pasto più importante della giornata è un’invenzione di marketing del 1917. Non è scienza: è uno slogan.

Ancel Keys e gli italiani degli anni Cinquanta

Ancora non basta? Prendiamo Ancel Keys, il padre della dieta mediterranea. Nel suo libro, che ho nella mia biblioteca, racconta che negli anni Cinquanta, quando venne in Italia a studiarne l’alimentazione, gli italiani non facevano colazione.

Non un milione di anni fa. Non trecento anni fa. Settant’anni fa. E non lo dice Claudio Tozzi: lo scrive l’inventore della dieta mediterranea.

Colazione e diabete: cosa dicono gli studi

Diabete di tipo 2

Uno studio giapponese pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition (gruppo Nature) si intitola, testualmente, «Do all patients with type 2 diabetes need breakfast?», cioè «Tutti i pazienti con diabete di tipo 2 hanno bisogno della colazione?». I ricercatori hanno confrontato la glicemia delle stesse persone con e senza colazione.

Risultato: con la colazione la glicemia oscillava molto di più; senza colazione si stabilizzava. Nel diabete la variabilità glicemica conta moltissimo, perché picchi e crolli ripetuti sono associati alle complicanze su occhi, reni, nervi e circolazione. La conclusione degli autori: non tutti i pazienti con diabete di tipo 2 hanno bisogno della colazione.

Per correttezza ti dico anche che esistono studi di segno opposto, come quello di Jakubowicz su Diabetes Care (2015), in cui saltare la colazione peggiorava la glicemia dopo pranzo e cena. Ma guarda cosa mangiavano: una colazione ricca di carboidrati. E qui arriva il punto chiave: uno studio di Chang, Francois e Little sull’American Journal of Clinical Nutrition (2019) ha dimostrato che una colazione con pochissimi carboidrati e ricca di grassi riduce i picchi glicemici e la variabilità nell’arco delle 24 ore.

Morale: il problema non è solo «colazione sì o no». Il problema è la colazione a base di zuccheri e cereali, quella che ti hanno venduto come sana. Ed è proprio a chi ha la glicemia ballerina che viene raccomandata con più insistenza.

Diabete di tipo 1

•         Studio giapponese (2025) su 844 persone: saltare la colazione non ha peggiorato né migliorato il controllo glicemico. Indifferente.

•         Studio italiano su 85 adolescenti: circa il 34% delle ragazze e l’11% dei ragazzi saltava la colazione. Gli autori non hanno trovato alcuna relazione tra consumo poco frequente dei pasti e peggior controllo metabolico.

•         Studio presentato all’American Diabetes Association su 32 persone con diabete di tipo 1, divise in tre gruppi: alimentazione solo tra le 12 e le 20 (quindi senza colazione e senza contare le calorie), restrizione calorica del 25% e gruppo di controllo. Il risultato migliore? Il gruppo senza colazione, con un’emoglobina glicata migliore sia della restrizione calorica sia del controllo.

Fino a qui, non c’è nulla che dimostri che la colazione sia indispensabile. Anzi.

Il caso PEBO: lo studio che ha smascherato la ricerca sulla colazione

Arriviamo a quella che considero una pietra miliare. Non un articolo di un settimanale femminile: uno studio pubblicato nel 2013 sull’American Journal of Clinical Nutrition da Andrew Brown e colleghi della University of Alabama at Birmingham, dal titolo «Belief beyond the evidence», cioè «Credere oltre le prove».

Gli autori hanno analizzato la letteratura sul cosiddetto PEBO (Proposed Effect of Breakfast on Obesity), cioè l’idea che saltare la colazione faccia ingrassare. La ritrovi sui giornali ogni sei mesi. E hanno scoperto che la ricerca su questo tema è sistematicamente distorta, in modo volontario o involontario, da due pratiche:

1.       RLPE (Research Lacking Probative value): una montagna di studi che non hanno alcun valore probatorio, cioè non possono dimostrare nulla, ma vengono ripetuti fino a creare una «certezza».

2.      BRR (Biased Research Reporting): una presentazione distorta dei risultati, per esempio citando altri studi come se confermassero il PEBO quando in realtà non lo fanno.

In sintesi, secondo i ricercatori dell’Alabama:

•         il PEBO è solo presunto, ma viene quasi sempre presentato come vero nonostante prove ambigue;

•         la maggior parte degli studi osservazionali mostra al massimo un’associazione, mai un rapporto di causa-effetto;

•         esiste un chiaro pregiudizio nel modo in cui i risultati vengono riportati e citati.

Lo dicono loro, non io: non esiste una prova valida che saltare la colazione faccia ingrassare. E nemmeno che fare colazione faccia dimagrire. Probabilmente è vero il contrario.

L’effetto alone: come cornetto e cappuccino sono diventati «salute»

Qui entra in gioco l’halo effect, l’effetto alone. Un’azienda che produce latte, biscotti o fette biscottate non può dire apertamente «il mio prodotto fa bene»: sarebbe troppo sfacciato. Allora resta sul vago. Finanzia convegni su quanto sia pericoloso saltare il primo pasto, su come possa portare all’obesità o perfino a comportamenti bulimici. Un po’ di sano terrorismo.

E siccome in Italia la colazione si fa al 90% con latticini e cereali, il cervello del consumatore fa il collegamento da solo: se la colazione fa bene, allora cornetto e cappuccino fanno bene. Pardon, non «cornetto»: «prodotto da forno». Chissà che cambia.

Gli stessi autori descrivono la macchina in quattro passaggi:

3.      Esposizione continua a frasi come «la colazione è il pasto più importante», che predispone a vederla in positivo.

4.      Ricerca senza valore probatorio (RLPE), ripetuta all’infinito, che rafforza la convinzione per semplice effetto di esposizione.

5.      Dissonanza cognitiva e bias di conferma: cerchiamo le informazioni che ci danno ragione e scartiamo quelle contrarie.

6.      Il risultato: una convinzione fortissima sostenuta da prove debolissime.

Una macchina perfetta. Qualche giorno fa ho pubblicato un reel intitolato «La colazione è il peggior pasto della giornata». I commenti? «Se la salti stai male», «Tutti gli studi dicono il contrario». L’effetto alone ha funzionato. E continuerà a funzionare.

Chi finanzia la ricerca sulla colazione?

Guarda chi sponsorizza riviste scientifiche, convegni e progetti nelle scuole sui benefici della colazione e del latte: molto spesso è l’industria lattiero-casearia. Se organizzi un seminario pagato da chi vende latte, secondo te cosa ne uscirà? «Il latte fa bene», ovviamente.

Poche multinazionali, come Nestlé, PepsiCo, Coca-Cola, Danone, Kellogg’s e Mars, controllano una quota enorme del mercato alimentare attraverso centinaia di marchi. Il meccanismo è semplice:

7.      le multinazionali cercano, legittimamente, di vendere i loro prodotti;

8.      finanziano ricerche sui presunti danni del saltare la colazione, creando un effetto alone su latticini e cereali;

9.      gli enti di ricerca, sempre a corto di fondi, difficilmente rifiutano contributi generosi;

10.  gli studi, anche in perfetta buona fede, tendono a concludere che saltare la colazione faccia ingrassare;

11.    i risultati finiscono su quotidiani e periodici che vivono anche della pubblicità di quelle stesse aziende.

Risultato finale: la quasi totalità dell’opinione pubblica è convinta, senza alcun dubbio, che la colazione sia il pasto migliore della giornata. Aggiungici che latte e biscotti sono buonissimi (anch’io sono cresciuto a Nesquik e Oro Saiwa) e che creano dipendenza, e il gioco è fatto.

Perché ti vogliono far mangiare sei volte al giorno

Sembra complottismo, ma è solo una regola di mercato. Le industrie alimentari, come ogni azienda, devono far crescere il fatturato. Ma la popolazione cresce di circa l’1% l’anno e una persona non può mangiare oltre un certo limite: si stima intorno ai 700 kg di cibo l’anno. Come si cresce, allora? Moltiplicando le occasioni di consumo.

•         «Non saltare la colazione»: un pasto in più al mattino.

•         «Fai gli spuntini»: altri due pasti, a metà mattina e a metà pomeriggio.

•         «Più di 30 grammi di proteine a pasto non li assorbi»: quindi mangia ogni tre ore.

Fino agli anni Settanta si facevano due o tre pasti al giorno. Oggi ti consigliano di farne sei, sette, otto. Al fast food ti propongono il menù maxi con più patatine e più bibita. Dal punto di vista aziendale lo capisco. Ma tu, che salti la colazione o fai digiuno intermittente, sei «una brutta persona»: non fai guadagnare nessuno.

E c’è un costo biologico: mangiare in continuazione frena l’autofagia, il meccanismo con cui l’organismo ripulisce e ricicla le cellule danneggiate. Più finestre di digiuno lasci, più spazio dai a questo processo di pulizia.

Non è un caso che di digiuno non si parlasse fino a 10-15 anni fa. Poi qualcuno ha cominciato a farlo, compreso il sottoscritto con Muscle Detox. E vedrai che cosa succederà: ti diranno che saltare la colazione o fare digiuno «fa venire il cancro». È già successo. Devono spaventarti, perché tu devi mangiare il più possibile.

«Sono sottopeso» o «faccio pesi»: le obiezioni più comuni

«Sono sottopeso, non posso saltarla.» Il sottopeso non c’entra nulla. Se vuoi aumentare di peso, prima di tutto devi allenarti con i pesi. Vengo dal bodybuilding e ho fatto aumentare la massa muscolare a persone che non facevano né colazione né pranzo, con un’unica, abbondante cena.

«Se salto la colazione non raggiungo la quota proteica.» Cosa vuol dire? Nulla. Ho testato queste cose su di me per trent’anni: ti pare che, occupandomi di massa muscolare, consiglierei qualcosa che te la fa perdere? Se concentri le proteine la sera, il corpo è perfettamente in grado di utilizzarle. Devi cambiare completamente visione fisiologica: secondo me il corpo umano è perfettamente adattato a un unico pasto serale.

«Ho attacchi di fame a mezzogiorno.» La grelina non è l’unico fattore. Cereali e latticini creano una dipendenza non solo psicologica, ma anche legata a sostanze come le gliadorfine e le casomorfine. Quando togli quei cibi, anche la fame cambia.

«Ho problemi digestivi e non riesco a mangiare tanto la sera.» In quel caso puoi essere un’eccezione: inizia a mangiare dal pranzo, non dalla mattina.

Se proprio vuoi fare colazione: la colazione di Poliquin

Ora ti tranquillizzo: la colazione si può fare. Ma di sicuro non con cornetto, cappuccino e fette biscottate.

Ti porto l’esempio di Charles Poliquin, uno dei più grandi preparatori atletici di sempre, scomparso nel 2018 a 57 anni. I suoi atleti hanno conquistato decine di medaglie olimpiche. L’ho conosciuto a Parma anni fa insieme al mio amico Frank Merenda e ti assicuro che trasmetteva genialità e competenza. È stato un onore.

Cosa consigliava per colazione? Carne e frutta secca. Secondo lui questa combinazione stimola i neurotrasmettitori per tutta la giornata, migliorando sia la resa mentale sia quella sportiva. Qualche esempio:

•         carne di bisonte (si trova anche in Italia) con frutta secca;

•         carne rossa con anacardi, pomodori o zucchine;

•         carne rossa con noci di macadamia o noci del Brasile;

•         salmone con nocciole.

Maggiori info QUI

So benissimo che per molti italiani la carne al mattino è «brutale». Ecco allora alcune alternative più vicine alle nostre abitudini, ma sempre lontanissime da cornetto e cappuccino:

•         uova, avocado e verdure;

•         yogurt di cocco con pinoli;

•         uova, frutti di bosco e un po’ di frutta secca.

E le uova? C’è chi dice che siano molto insulinogeniche. Sono andato a controllare: il loro impatto sull’insulina è basso. Si possono usare tranquillamente.

Il Frullato Tozzi, versione 2026

Per il mio frullato, niente latte. La base aggiornata è acqua di cocco, con un cucchiaino di olio extravergine d’oliva e un cucchiaino di olio MCT di cocco.

E se nessuna di queste opzioni ti va? Non mangiare niente. Secondo me è ancora meglio. Ti basta un caffè e, quando arriva la fame vera, mangi.

Cosa mangiare (e cosa eliminare) a qualsiasi ora

Per uscire dalla dipendenza dal cibo, al mattino come a pranzo e a cena, la base è questa:

•         sì: carne, pesce, uova, verdure, frutta (meglio i frutti di bosco, più poveri di zuccheri), frutta secca e grassi naturali come avocado e olio d’oliva;

•         no: latticini, cereali, legumi, zuccheri raffinati, oli di semi industriali, cibi ultraprocessati, additivi e conservanti, bibite e alcol.

Se hai un problema autoimmune, oltre a questi eliminerei anche uova, frutta secca, semi e solanacee (pomodori, patate, melanzane, peperoni).

Per maggiori informazioni QUI

Come smettere di avere fame al mattino

Attenzione, perché molti hanno capito male: non ti sto dicendo di alzarti con una fame terribile e resistere a denti stretti. Se hai fame, mangi. Ma mangi una delle colazioni alternative che ti ho indicato.

Vedrai che, piano piano, la grelina torna a regolarsi, le dipendenze si allentano e al mattino la fame sparisce. Anch’io facevo colazione come te e ci ho messo tempo per togliermi la dipendenza. Oggi mi alzo e non ho proprio voglia di mangiare, ho lo stomaco «chiuso». Perché? Perché la grelina ha ricominciato a lavorare come dovrebbe.

La verità è che ci hanno imbambolato di sciocchezze alimentari e noi ci abbiamo creduto, soprattutto perché volevamo crederci. Vogliamo credere che cornetto e cappuccino facciano bene. In realtà non vediamo l’ora di svegliarci per mangiarli perché ne siamo dipendenti.

Domande frequenti sulla colazione

Saltare la colazione fa ingrassare?

No. Lo studio di Brown e colleghi (American Journal of Clinical Nutrition, 2013) ha mostrato che l’idea che saltare la colazione faccia ingrassare si basa su associazioni e su ricerche distorte, non su prove di causa-effetto.

Chi ha inventato la frase «la colazione è il pasto più importante della giornata»?

La frase compare nel 1917 su Good Health, la rivista diretta da John Harvey Kellogg, cofondatore dell’impero dei cereali per la colazione.

Perché la mattina non ho fame?

Perché la grelina, l’ormone della fame, raggiunge i livelli più bassi proprio al mattino. È un ritmo naturale, non un problema da correggere.

Cosa mangiare a colazione se non voglio saltarla?

Proteine e grassi naturali: carne o pesce con frutta secca, uova con avocado e verdure, yogurt di cocco con pinoli. Evita latte, cereali, biscotti e prodotti da forno. Per maggiori informazioni QUI

Chi ha il diabete può saltare la colazione?

Diversi studi mostrano risultati neutri o favorevoli, altri il contrario; ciò che emerge con più chiarezza è che una colazione ricca di carboidrati peggiora la variabilità glicemica. Chi assume insulina o farmaci ipoglicemizzanti deve modificare orari e pasti solo d’accordo con il proprio medico, per evitare ipoglicemie.

Conclusione: il tuo corpo è programmato da milioni di anni

La colazione moderna, un po’ come la dieta mediterranea, è un costrutto recente: nasce alla fine dell’Ottocento dalla mente di due personaggi che volevano tenerci lontani dal sesso, e diventa un dogma nel Novecento per vendere cereali e latticini. Non c’è altro motivo.

Il tuo corpo, invece, è programmato su oltre due milioni e mezzo di anni di evoluzione. Per tutto questo tempo l’essere umano ha mangiato le stesse cose: carne, pesce, frutta, verdura, frutta secca. Caccia e raccolta. Punto. Questo ha modellato i nostri geni, il nostro metabolismo, i nostri ormoni e il nostro cervello. Poi, appena 10.000 anni fa, arriva l’agricoltura: cereali, legumi, latte e derivati.

Secondo Loren Cordain, professore emerito di nutrizione ed esercizio fisico alla Colorado State University e autore di The Paleo Diet, il nostro genoma è ancora sostanzialmente paleolitico. I nostri antenati ricavavano fino al 65% dell’energia dagli animali, ne mangiavano ogni parte e non contavano le calorie. I carboidrati coprivano tra il 22 e il 40% dell’energia, tutti a basso indice glicemico. Oggi siamo vicini al 50%, tra pane, pasta, pizza e dolci. E guarda caso gli Stati Uniti sono tra le nazioni più obese del mondo.

Ma attenzione: non esiste una sola dieta paleo. Conta da dove vieni, cosa mangiavano i tuoi antenati diretti, qual è la tua genetica. È da qui che nasce la mia versione: la GeoPaleoDiet, la Geographic Paleo Diet.

Se mangi contro il tuo DNA, il tuo corpo ti presenta il conto. Se mangi secondo la tua evoluzione, torni forte, lucido e in forma. Questo non è marketing: è biologia.

GeoPaleo: lo stile di vita del futuro viene dal passato. Seguimi per scoprire cosa il tuo corpo è davvero progettato per mangiare.

Fonti principali

•         Brown AW, Bohan Brown MM, Allison DB. Belief beyond the evidence: using the proposed effect of breakfast on obesity to show 2 practices that distort scientific evidence. American Journal of Clinical Nutrition, 2013.

•         Kobayashi F. et al. Do all patients with type 2 diabetes need breakfast? European Journal of Clinical Nutrition, 2014.

•         Jakubowicz D. et al. Fasting until noon triggers increased postprandial hyperglycemia and impaired insulin response after lunch and dinner in individuals with type 2 diabetes. Diabetes Care, 2015.

•         Chang CR, Francois ME, Little JP. Restricting carbohydrates at breakfast is sufficient to reduce 24-hour exposure to postprandial hyperglycemia and improve glycemic variability. American Journal of Clinical Nutrition, 2019.

•         Wrangham R. Catching Fire: How Cooking Made Us Human. Basic Books, 2009.

•         Cordain L. et al. Plant-animal subsistence ratios and macronutrient energy estimations in worldwide hunter-gatherer diets. American Journal of Clinical Nutrition, 2000.

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