Il Latte? E’ solo Acqua Bianca e il Cartone che lo contiene forse è più Nutriente

Il Latte? E’ solo Acqua Bianca e il Cartone che lo contiene forse è più Nutriente

Per decenni ci hanno ripetuto sempre la stessa frase: “Il latte fa bene alle ossa”.
Ce lo hanno detto a scuola, in televisione, nelle pubblicità, negli studi medici e persino sulle confezioni dei prodotti lattiero-caseari. Intere generazioni sono cresciute convinte che bere latte fosse indispensabile per crescere forti, prevenire l’osteoporosi e mantenere uno scheletro sano.

Ma cosa succede se questa convinzione fosse molto più fragile di quanto ci hanno raccontato?

La realtà è che il latte vaccino moderno è uno degli alimenti più sopravvalutati della nutrizione contemporanea. E non solo per motivi legati all’intolleranza al lattosio o ai problemi digestivi, ma anche per questioni evolutive, metaboliche e persino epidemiologiche.

Secondo l’approccio GeoPaleo, i latticini rappresentano un alimento relativamente recente nella storia umana. Per milioni di anni l’Homo sapiens non ha mai consumato latte di altri animali. L’introduzione dei latticini nella dieta è avvenuta soltanto con la nascita dell’agricoltura e dell’allevamento, circa 10.000-12.000 anni fa: un periodo minuscolo rispetto alla nostra intera evoluzione biologica.

Infatti, l’ allevamento degli animali e conseguente mungitura è nato solo con l’ inizio dell’ agricoltura quando diventammo da nomadi a stanziali e quindi ci potevamo occupare anche di prendere il latte dalle mucche. Circa 5000 anni più tardi (almeno stando a dei ritrovamenti in Polonia, con dei vasi che scremavano il caglio) iniziammo anche a produrre formaggio.

Il bello è che, 12.000 anni dopo, ancora nessun animale al mondo beve latte. Tranne noi.

L’uomo è l’unico animale che beve latte dopo lo svezzamento

Esiste un fatto tanto semplice quanto ignorato: nessun mammifero adulto in natura continua a bere latte dopo lo svezzamento. E soprattutto nessun animale beve il latte di un’altra specie.

Eppure l’essere umano moderno ha trasformato il latte vaccino in un pilastro dell’alimentazione quotidiana.

Latte a colazione. Yogurt a merenda. Formaggi a pranzo e cena. Cappuccino al mattino. Proteine del siero del latte negli integratori.
Praticamente ovunque.

Molte persone sviluppano gonfiore, diarrea, acne, reflusso, congestione o problemi intestinali dopo aver consumato latticini, ma continuano comunque ad assumerli perché convinte che siano “necessari per le ossa”.

Latte e osteoporosi: perché i paesi che consumano più latticini hanno più fratture?

La gente pensa che il latte faccia benissimo, compresi quelli che vanno in diarrea dopo averlo preso. Quando vado a fare la spesa al supermercato, non riesco a vedere quasi un solo carrello che non contenga il classico tetra-pack con il latte e formaggi di qualsiasi tipo. Quando i bambini vomitano il latte di mucca e non crescono, l’ ultima cosa che viene in mente alle madri è levarlo ai propri figli, perchè “ha detto il pediatra che è fondamentale”.

La gente (e tutti i medici) pensa infatti che senza il calcio contenuto nei latticini le loro ossa crollerebbero e andrebbero in osteoporosi, specialmente le donne. Ma quasi tutti le donne bevono latte, mangiano formaggi e yogurt, ma allora come è possibile che sono aumentate le fratture del femore del 32% negli ultimi 10 anni?

Perchè alle persone intolleranti/allergiche ai latticini (e quindi non li assumono) non crollano le ossa dopo qualche anno?

Uno degli aspetti più controversi riguarda proprio il rapporto tra latte, calcio e osteoporosi.

Se davvero i latticini fossero fondamentali per la salute ossea, ci aspetteremmo che le popolazioni che ne consumano di più abbiano meno fratture e meno osteoporosi.

E invece succede spesso il contrario.

Paesi come Stati Uniti, Svezia e Nuova Zelanda — tra i maggiori consumatori mondiali di latte e derivati — presentano da anni alcuni dei più alti tassi di fratture del femore e osteoporosi al mondo.

Al contrario, molte popolazioni asiatiche che storicamente consumano pochi latticini mostrano incidenze molto inferiori di fratture osteoporotiche.  (figura sotto, tratta dalla rivista di medicina ufficiale “Le Scienze”, novembre 2007).

 

Anche la docente di nutrizione e salute pubblica Marion Nestle evidenziò questo paradosso sulle pagine della rivista Le Scienze:

“Curiosamente, alcuni gruppi di popolazioni che mangiano pochi derivati del latte ricchi di calcio presentano tassi inferiori di frattura all’anca rispetto ad altri che consumano grandi quantità di latticini.”

Questo significa automaticamente che il latte “causa” osteoporosi? No.
Ma dimostra chiaramente che la relazione “più latte = ossa più forti” è molto meno scontata di quanto venga raccontato.

Il problema del latte industriale moderno

Anche ipotizzando che il latte tradizionale avesse un certo valore nutrizionale, bisogna chiedersi: il latte moderno è ancora davvero lo stesso alimento?

Le vacche da allevamento intensivo sono state selezionate geneticamente per produrre enormi quantità di latte. Le moderne vacche frisone possono arrivare a produrre oltre 40-50 litri al giorno, quantità completamente innaturali rispetto alla fisiologia originaria dell’animale.

Per sostenere questi livelli produttivi vengono alimentate in modo intensivo, sottoposte a mungiture continue e spesso mantenute in condizioni molto lontane da quelle naturali.

Il risultato è un latte industriale che subisce numerosi processi:

  • sterilizzazione
  • pastorizzazione
  • omogeneizzazione
  • conservazione industriale
  • standardizzazione

Durante questi trattamenti il prodotto perde gran parte delle caratteristiche originarie, modificando gusto, odore, flora batterica e struttura proteica.

Molti sostengono infatti che il latte crudo biologico proveniente da piccoli allevamenti abbia caratteristiche completamente diverse rispetto al latte industriale da supermercato.

Latte, intolleranza al lattosio e digestione

Un altro elemento spesso ignorato riguarda l’intolleranza al lattosio.

Milioni di persone nel mondo perdono naturalmente, dopo lo svezzamento, la capacità di digerire correttamente il lattosio a causa della riduzione dell’enzima lattasi.

In pratica, biologicamente parlando, l’essere umano adulto tende naturalmente a ridurre la digestione del latte.

Eppure molti continuano a consumarlo quotidianamente nonostante sintomi evidenti come:

  • gonfiore addominale
  • diarrea
  • fermentazione intestinale
  • acne
  • congestione nasale
  • pesantezza digestiva

Alternative al latte vaccino

Per chi desidera ridurre o eliminare i latticini, esistono diverse alternative più compatibili con un approccio alimentare evolutivo.

Tra le più utilizzate:

  • latte di mandorla senza zuccheri aggiunti
  • bevande vegetali senza additivi
  • acqua di cocco naturale
  • alimentazione ricca di minerali provenienti da carne, pesce, uova e verdure

Secondo l’approccio GeoPaleo, il mantenimento della salute ossea dipende da un equilibrio molto più ampio che comprende vitamina D, vitamina K2, attività fisica, esposizione solare, proteine di qualità e controllo dell’infiammazione cronica.

Il latte è davvero “l’alimento perfetto”?

Il latte vaccino nasce biologicamente per far crescere rapidamente un vitello nei primi mesi di vita, non per alimentare un essere umano adulto per decenni.

Questo non significa necessariamente che ogni persona debba eliminarlo completamente, ma sicuramente dovrebbe far riflettere sul fatto che il latte non sia quell’alimento “indispensabile” che per anni ci è stato descritto.

La vera domanda oggi non è più “quanto latte bevi?”, ma:

Perché continuiamo a considerare fondamentale un alimento che l’essere umano non ha praticamente mai consumato per la maggior parte della sua evoluzione?

 

Bibliografia: 

– “Caccia alla dieta perfetta – di Marion Nestle – Come orientarsi in una montagna di consigli dietetici contraddittori- Le Scienze – novembre 2007 

 “Perché non sa di nulla il latte che beviamo” – Carlo Petrini – “La Repubblica” – 3/08/2007 

- Milk intake and risk of mortality and fractures in women and men – BMJ

Studio svedese su oltre 100.000 persone: un elevato consumo di latte era associato a un aumento del rischio di fratture nelle donne e a una maggiore mortalità.

- Milk and dairy consumption and risk of hip fractures: meta-analysis – American Journal of Clinical Nutrition - Meta-analisi che non ha trovato prove convincenti che un elevato consumo di latte riduca il rischio di fratture dell’anca.

- Dairy intake and risk of hip fracture in prospective cohort studies – Critical review
Revisione critica: i dati epidemiologici mostrano risultati contrastanti e non supportano chiaramente l’idea che più latticini significhino meno osteoporosi.

- Milk consumption and fracture risk: systematic review and meta-analysis
Analisi sistematica che conclude come l’associazione tra latte e riduzione delle fratture sia debole o inconsistente.

- Latte e ossa: i latticini riducono il rischio di osteoporosi e fratture ossee?
Articolo divulgativo basato sulla revisione di Malmir et al., secondo cui gli studi di coorte non mostrano una chiara protezione dei latticini contro osteoporosi e fratture.

- WHO data on hip fractures and dairy consumption
I dati epidemiologici globali mostrano che alcuni paesi con il più alto consumo di latticini presentano anche elevati tassi di fratture dell’anca,

 

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