Dieta mediterranea: il più grande inganno alimentare della storia?

Dieta mediterranea: il più grande inganno alimentare della storia?

È meglio bestemmiare in chiesa che parlare male della dieta mediterranea. Ci ho provato lo stesso. E ti porto i dati: la dieta mediterranea, così come te l'hanno raccontata, non è mai esistita.

Te lo dico subito: questa è la conclusione a cui sono arrivato dopo una settimana passata ad annunciare una diretta su questo tema. Centinaia di commenti, e una buona parte erano insulti. Sui social non è niente di straordinario, gli insulti li ho sempre ricevuti, ma questa volta il ritmo era di uno ogni due o tre minuti.

"Pagliaccio." "Ignorante." "Senza titoli." "Foffaro." "Vai a cagare." "La tua paleo dieta è marketing." Uno mi ha dato persino dell'antitaliano.

Guarda il video completo con tutte le prove MAI VISTE PRIMA QUI: 

 

Io sono italianissimo. Ma come faccio a essere antitaliano su una cosa che non è mai esistita? Perché è questo il punto: la dieta mediterranea che ti hanno venduto non è la dieta dei tuoi nonni, non è la dieta degli italiani degli anni Cinquanta e non è la dieta dei popoli del Mediterraneo. È una costruzione a tavolino. E in questo articolo ti porto tutte le prove storiche del perché.

Ognuno difende una dieta mediterranea diversa

La cosa più interessante dei commenti non sono gli insulti. È la confusione. Leggi qui:

  • uno dice che i siciliani mangiavano tantissima pasta ed è la migliore alimentazione del mondo;
  • un altro dice che pane e pasta non fanno parte della dieta mediterranea;
  • un altro ancora parla di carboidrati complessi integrali con olio d'oliva, verdura di stagione e alimenti freschi;
  • c'è chi giura che la vera dieta mediterranea sia quella del Cilento, chi quella della Calabria, chi quella di Nicotera;
  • c'è chi pretende che sia prevalentemente vegetale, poche proteine animali, grassi monoinsaturi e il rapporto 55-15-30;
  • e c'è chi sostiene che i formaggi non ci siano, "solo ricotta", con legumi, poca carne, poco pesce, poche uova e tutta verdura.

Praticamente ogni persona che voleva darmi lezioni di alimentazione descriveva una dieta mediterranea diversa. Questo ti fa capire una cosa: nella testa degli italiani la dieta mediterranea è un'idea vaghissima. Nessuno sa bene cosa sia, ma tutti la difendono a spada tratta.

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William Edwards Deming, ingegnere e statistico, diceva: "Senza dati sei soltanto un'altra persona con un'opinione." Ed è esattamente la marea di gente che mi ha scritto. Le vostre sono opinioni. Io vi porto i dati.

"La migliore dieta del mondo": il copione che si ripete

Le frasi sono sempre le stesse, come i precetti di una setta:

  1. è la migliore dieta del mondo, lo dicono anche i giornali americani;
  2. ce la invidiano tutti;
  3. è patrimonio dell'umanità UNESCO.

Poi ci sono gli articoli che escono periodicamente su giornali e siti, i veri Vangeli della dieta mediterranea. Ce ne sono centinaia. Qualche esempio:

  • "La dieta mediterranea previene il tumore alla prostata." Poi scopri che il tumore alla prostata è il più frequente negli uomini in Italia.
  • "La dieta mediterranea allunga la vita e riduce il rischio di demenza." Vai a vedere le statistiche e scopri che l'Alzheimer e le altre demenze sono praticamente triplicate.
  • "La dieta mediterranea può ridurre l'emicrania." E l'emicrania in Italia è aumentata dell'8%.
  • "La dieta mediterranea aiuta a prevenire diabete e colesterolo." Intanto il diabete è l'epidemia silenziosa: 4 milioni di italiani colpiti, in aumento tra i giovani.

Qui arriva il trucco. Quando i numeri vanno male, la risposta è pronta: "È perché gli italiani non fanno più la dieta mediterranea." Quando i numeri vanno bene, per esempio una minore mortalità cardiovascolare, è "merito della dieta mediterranea". Qualunque cosa succeda, la dieta mediterranea vince sempre. I numeri, se li sbatacchi abbastanza, ti dicono quello che vuoi tu.

E quando escono studi scientifici sulla paleo diet? Come quello del 2026 in cui la paleo è stata confrontata proprio con la dieta mediterranea e con altre diete, risultando tra le migliori nella gestione dell'ipertensione? Silenzio. Né sul Corriere della Sera, né su Repubblica, né altrove. Stessa sorte per lo studio in cui la dieta paleo risultava associata a meno tumori del colon-retto. Telefono staccato, serrata.

Con la dieta mediterranea, invece, ci sono i cantori. Come nel Medioevo, quelli con la scimmietta sulla spalla.

Ancel Keys: l'uomo che "inventò" la dieta mediterranea

Da dove nasce tutta la storia? Da un americano: Ancel Keys, fisiologo dell'Università del Minnesota. E insisto sulla parola: inventò. Nel senso vero del termine. Inventò una cosa che non c'era e la chiamò dieta mediterranea.

La versione da favola, che circola ancora oggi sui social, è questa: negli anni Cinquanta Keys va nel Cilento, scopre che i contadini mangiano olio d'oliva, verdure, legumi, pesce e poca carne, nota che sono più sani e vivono più a lungo, si trasferisce lì, vive fino a cent'anni. Il segreto della longevità è svelato. Mancava solo Biancaneve con i sette nani e la fiaba era completa.

A livello mainstream Keys è ancora il genio a cui a Pioppi, in Campania, hanno addirittura dedicato una statua. Tu mi dirai: "E tu chi sei per parlarne male?" Io non sono nessuno. Infatti parleranno per me i dati e la storia.

Chi pagava Keys

Ecco quello che nella storiella Disney non viene mai citato. I documenti sono liberi, chiunque può consultarli.

Negli anni Quaranta Keys lavorava all'Università del Minnesota. Premessa: il Minnesota è uno dei più grandi stati produttori di zucchero degli Stati Uniti. Keys venne finanziato dall'associazione dell'industria dello zucchero per i suoi studi: un importo di 36.000 dollari, che rapportati a quegli anni valevano circa 672.000 dollari di oggi.

Keys era bravo, questo va detto. La famosa razione K, la razione di sopravvivenza data ai soldati, si chiamava così proprio per lui. Una persona con capacità indiscutibili. Ma questo ha portato ad altro. Esiste il documento dell'Università del Minnesota che attesta i versamenti regolari a Keys per il progetto, e nel 1944 fu addirittura celebrato in pompa magna come il primo beneficiario dei fondi dell'associazione dello zucchero.

Harvard, la Coca-Cola e il bonifico dello zucchero

E non pagarono solo lui. Negli anni Sessanta il professor Fred Stare fondò il dipartimento di nutrizione dell'Università di Harvard grazie a donazioni milionarie: un milione di dollari da General Foods, due milioni da Kellogg e pagamenti segreti dall'associazione dei produttori di zucchero. Stare, tra l'altro, era convinto che la Coca-Cola fosse uno spuntino salutare.

"Complottista", dirai. No. C'è uno studio pubblicato su JAMA, la rivista ufficiale dei medici americani, che documenta proprio questo: l'industria dello zucchero sponsorizzò il suo primo progetto di ricerca sulle malattie coronariche nel 1965 con l'obiettivo di minimizzare i primi segnali di allarme sul saccarosio come fattore di rischio cardiaco. Tradotto: l'industria dello zucchero ha pagato Harvard per far dire che i grassi erano più dannosi dello zucchero.

Questa è la scienza a cui dovremmo credere a prescindere. Non è un problema nato nel 2020. Le industrie vogliono guadagnare, prendono scienziati anche di grande valore e, se gli dai centinaia di migliaia o milioni di dollari, qualcuno crolla. E infatti sono crollati.

Cosa c'entra con l'Italia

C'entra eccome. Keys venne mandato nel Sud Italia, e anche in Grecia, per capire perché italiani e greci avessero meno malattie cardiovascolari degli americani, tra i quali infarti e problemi cardiaci cominciavano a crescere. Dopo ricerche, interviste e indagini, la sua conclusione fu questa: gli italiani si ammalano meno di cuore perché mangiano pochi grassi animali, poca carne rossa, poco sale, tanti cereali, legumi, frutta e verdura, pesce più volte a settimana, olio d'oliva al posto degli altri grassi e carne solo occasionalmente.

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La domanda è: era vero?

Il Mediterraneo non ha mai mangiato allo stesso modo

Partiamo dal nome. "Dieta mediterranea" presuppone che i Paesi affacciati sul Mediterraneo abbiano più o meno le stesse abitudini alimentari. Non è così. Guarda cosa si mangia tradizionalmente:

Paese Alimentazione tradizionale
Spagna maiale, pollo, pane, patate, riso, dolci, birra, olio d'oliva
Slovenia niente pasta: patate, pane, carne di maiale, latticini, birra
Croazia pane, carne, salumi, patate; pesce sulla costa
Albania pane, carne, formaggio, yogurt, olio d'oliva, verdure
Turchia pane, kebab, carne, riso, yogurt, dolci molto zuccherati
Cipro carne alla griglia, halloumi, pane, patate, olio d'oliva
Libia cuscus, agnello, riso, datteri

Qualcosa in comune c'è, come il pane. Ma la maggior parte di questi Paesi mangia in modo completamente diverso da quello che ci raccontano come "dieta mediterranea". Se l'avessero chiamata "dieta italiana" forse avrebbe avuto un senso. Ma nemmeno, come vedrai tra poco.

La definizione ufficiale contro i dati ISTAT

Secondo la Fondazione Dieta Mediterranea, la dieta mediterranea è l'insieme delle abitudini alimentari dei popoli del bacino del Mediterraneo, consolidate nei secoli e rimaste pressoché immutate fino al boom economico degli anni Cinquanta. Consumo abbondante di pane, pasta, verdure, legumi, frutta e frutta secca; olio d'oliva come grasso principale, "meno nocivo di quelli animali"; pochi grassi saturi, tanti carboidrati e fibra; consumo moderato di pesce, carne bianca, latticini e uova; carne rossa e vino limitati.

Andiamo a vedere se è vero, partendo dai grassi.

Le linee guida basate sul modello mediterraneo dicono che i grassi saturi non devono superare il 10% delle calorie giornaliere. Con una dieta da 2.000 calorie sono 22 grammi al giorno: una dose estremamente bassa. I grassi saturi sono burro, strutto, sego (il grasso del bovino), panna, formaggi, carni grasse, salumi e lardo. Ne contengono anche uova, carne magra e cioccolato fondente.

Ora guarda come si viveva davvero in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta. Gli animali erano al centro della vita rurale. Capre e pecore fornivano latte e formaggi, si allevavano i maiali, si mangiavano uova e, dove possibile, selvaggina. Maiale, agnello e capretto erano alimenti pregiati.

Dati ISTAT

1951: 3,51 milioni di maiali e 2,25 milioni di capre.

1955: i maiali salgono a 3,76 milioni; le capre scendono a 1,73 milioni, perché il maiale è più produttivo e rende di più.

E io sono un testimone diretto di quella vita. Sono nato nel 1965 a Roma, ma la mia famiglia è di Foligno, in Umbria, e passavo tre mesi l'anno in campagna. Nei paesi più piccoli e nelle aree rurali quella vita durava ancora negli anni Settanta, quando avevo cinque, dieci anni. Me lo ricordo bene, perché ho assistito da bambino, con un certo shock, all'uccisione di più di un maiale. Il maiale capisce quando lo stanno per uccidere e strilla, forte, senza mai fermarsi, finché non è morto. Per un bambino che si divertiva a dargli da mangiare non è una scena fantastica.

Con quel maiale si facevano salsicce, bistecche, braciole, e durava un anno intero. L'ho visto con i miei occhi. Poca carne? Ma dove l'hanno vista la poca carne?

E i formaggi?

Anche i formaggi contengono grassi saturi. Keys analizzò pure Napoli: e a Napoli, allora, non si mangiava la pizza col formaggio? La produzione di formaggi in Italia nel 1951 era di 342 tonnellate e, con la ripresa economica del dopoguerra, nel 1959 era quasi raddoppiata.

Quindi si mangiava il maiale: grassi saturi. La capra: grassi saturi. Il formaggio: grassi saturi. E sto parlando di dati ISTAT, non delle fantasie di gente pagata 600.000 dollari.

Olio d'oliva, strutto e burro: la verità sui grassi degli italiani

La dieta mediterranea idolatra l'olio extravergine d'oliva. D'accordo, veniva usato, e non lo nego. Ma in misura molto diversa a seconda delle regioni: in Toscana, per esempio, parecchio; in altre molto meno. In molte zone del Centro-Sud e in Romagna si usava soprattutto lo strutto, e definirlo "grasso saturo" è il minimo.

Lo strutto costava poco, in un'Italia che era davvero povera, era altamente energetico e serviva per friggere, condire, spalmare sul pane e conservare i salumi. Keys andò nel Centro-Sud e non vide lo strutto?

Poi c'era il burro, più legato al Nord e alle famiglie borghesi, quelle con i danè. Tant'è vero che nel dopoguerra la pubblicità puntava molto sul burro come simbolo di cucina moderna e raffinata.

Disponibilità media in Italia, 1951–1960 (ISTAT)

Olio d'oliva: 300.000 tonnellate

Burro: 72.000 tonnellate

Lardo e strutto: 62.000–68.000 tonnellate

Burro + lardo + strutto: 141.000 tonnellate, quasi la metà dell'olio d'oliva.

E considera che le famiglie contadine che ammazzavano il maiale e si facevano lo strutto in casa non finivano nelle statistiche ISTAT. Quindi le tonnellate reali di strutto, lardo e burro erano probabilmente molto più alte. In certe regioni il consumo di grassi saturi poteva addirittura superare quello dell'olio.

Qualcuno, durante la settimana, mi ha scritto: "Forse Claudio ha ragione, la dieta mediterranea non è mai esistita perché noi morivamo di fame." Forse ha ragione più lui di me. Anni fa ho trovato un diario nascosto di mia madre: per risparmiare comprava solo mortadella, perché costava poco. Un derivato del maiale. Grassi saturi. Noi mangiavamo grassi saturi e un po' d'olio d'oliva. Questo è certo.

1997: il burro diventa il nemico e arriva la margarina

Il burro, usato praticamente da sempre, nel 1997 diventa cattivo. Escono le Linee guida per una sana alimentazione italiana, che conservo da anni nella cartella con cui facevo lezione ai miei allievi personal trainer. La raccomandazione era chiara: moderare il consumo di grassi da condimento, soprattutto quelli di origine animale come burro, lardo, pancetta e panna.

Ricapitoliamo. Il burro veniva usato dagli italiani proprio negli anni della mitologica dieta mediterranea. Nel 1997 qualcuno si alza e decide che fa male. Al suo posto, la margarina. Peccato che la margarina contenesse grassi trans, i grassi usati per renderla più solida, e che già allora si sapesse che potevano aumentare il rischio coronarico. Hanno tolto il burro perché aumentava il rischio cardiovascolare e hanno messo la margarina, che lo aumentava di più. Chiamarli fenomeni è poco.

Da piccoli, nostra madre ci preparava pane, burro e zucchero. C'era anche pane, olio e sale, per carità. Ma pane, burro e zucchero era fantastico. Animali e latticini erano al centro della vita rurale dell'Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, e presentare quella tradizione come una dieta che evitava i grassi animali significa oltrepassare il limite del ridicolo.

"Una volta si mangiava poca carne": falso

È l'altro slogan preferito dei commentatori. Prima di tutto: il nostro DNA non si adatta a nuovi cibi in una o due generazioni. Che tuo nonno mangiasse poca carne non incide sul tuo DNA. Ma soprattutto non è vero.

L'anno scorso sono stato in Alto Adige, al Castello di Salorno, del XIII secolo. Lì ho trovato e fotografato un'iscrizione che sembra scritta apposta per me. Racconta che la tavola dei signori era riccamente imbandita: maiale, manzo, capra e pollo, ma anche pesce e selvaggina come capriolo, cervo, cinghiale e lepre, persino scoiattoli, coturnici e quaglie, le cui ossa sono state ritrovate nella discarica del castello. I servitori, invece, mangiavano soprattutto pappe e polente di frumento, avena e miglio, legumi e ortaggi.

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Hai capito? I legumi, oggi celebrati come cibo straordinario, erano il cibo dei servitori. La carne era il cibo dei signori. E ai servitori veniva comunque concesso di armarsi di arco e balestra per cacciare nel bosco del padrone e pescare nei fiumi.

Al massimo si può fare una distinzione tra classi sociali: chi era ricco mangiava carne dalla mattina alla sera, chi era povero faceva più fatica. Ma "una volta si mangiava poca carne", di chi? Di quale Paese, di quale zona, di quale famiglia, di quale castello?

"Mio nonno è morto a 90 anni e mangiava poca carne." E tuo nonno chi era? Ricco o povero? Del Nord o del Sud? Questi sono slogan. Io porto prove.

Mangiare poca carne perché non puoi permettertela è una cosa. Rifiutarla per principio è un'altra. I nostri nonni non dicevano "non mangio carne perché mi fa male": la mangiavano quando la trovavano, e se potevano scegliere sceglievano la carne, perché è sempre stato l'alimento più nutriente e completo. Mia nonna allevava conigli. I miei zii andavano a caccia con la doppietta e tornavano con il tavolo pieno di uccelletti. Mio padre, nato nel 1930, durante la guerra ha mangiato per anni solo uova, perché mia nonna aveva nascosto le galline ai tedeschi, e alla fine della guerra non le ha volute vedere mai più. Uova: grassi saturi.

La paleo diet, che si basa su carne, pesce, frutta, verdura e frutta secca, non è una moda. È il ritorno a quello che c'è davvero scritto nel nostro DNA. Non è la dieta della carestia, ma quella dell'evoluzione.

Sale e pesce: altri due falsi miti

"Poco sale", dice la dieta mediterranea. Siamo cresciuti con l'idea che la pressione alta dipenda tutta dal sale. Io mi ricordo quando andavo a Norcia con mio padre a comprare le salsicce di cinghiale, salatissime. Il sale serviva a conservare: salumi, salsicce, formaggi, pesce sotto sale come il baccalà. L'Umbria è l'unica regione del Centro-Sud senza mare: negli anni Cinquanta di pescherie ce n'erano ben poche, quindi salavi quello che trovavi.

Tu, grande fisiologo americano, cosa hai visto? Le salsicce non le hai viste? Le forme di formaggio te le sei perse? E noi ci berremo questa cazzata per altri trenta o quarant'anni.

Poi il pesce: "almeno due volte a settimana", perché la carne rossa farebbe venire il tumore. Ma anche se vivi su un'isola o vicino al mare non è detto che tu abbia il pesce fresco nel piatto. Molte comunità vivevano nell'entroterra, in montagna, e negli anni Cinquanta c'erano pochissime strade, spesso solo mulattiere. Il pesce si consumava salato o essiccato. Le abitudini cambiavano poi nei periodi di digiuno religioso. La costa, da sola, non racconta l'alimentazione dei popoli del Mediterraneo.

Il paradosso sardo: perché il piatto tipico è il porceddu

La Sardegna è un'isola circondata da un mare pieno di pesce. Eppure il suo piatto simbolo non è la triglia né il branzino: è il porceddu, il maialetto. Com'è possibile?

Il motivo è la malaria. Per tantissimi anni, soprattutto nell'Ottocento, gran parte delle coste sarde era colpita da malaria endemica, lieve, grave o gravissima. Dal 1887 al 1927 morirono di malaria quasi 28.000 persone, una media di circa 2.000 morti l'anno. La maggior parte della popolazione viveva nell'entroterra e non pescava. Allevava maiali.

Rofrano, 1954: cosa mangiavano davvero gli italiani

Ora ti mostro una prova che non ho prodotto io. Un documentario RAI degli anni Cinquanta, che si trova su YouTube ma è un po' nascosto, girato a Rofrano, paese del Cilento in provincia di Salerno. Il Cilento, cioè la patria ufficiale della dieta mediterranea.

Il paese, circa 3.000 abitanti, era a 11 chilometri dalla strada nazionale e a 30 dalla ferrovia: isolamento, economia povera, agricoltura arretrata, nessuna industria. Fu scelto dall'Istituto Nazionale della Nutrizione, diretto dal professor Visco, per un'inchiesta sui consumi alimentari in rapporto allo stato di salute. I ricercatori consegnarono una bilancia a ogni famiglia e pesarono tutto ciò che veniva mangiato, almeno due volte al giorno per almeno una settimana, in 227 famiglie.

Alimento Consumo medio giornaliero a persona
Pane 404 g
Pasta 118 g
Patate 106 g
Erbaggi e frutta 223 g
Olio e grassi 43 g
Latte 30 g
Carne 20 g
Formaggi 13 g
Pesce 7 g
Uova 1/6 di uovo
Vino 1/20 di litro

Poi gli esami sanitari: visite pediatriche, misure antropometriche, schermografie, analisi biochimiche. Il risultato? I bambini di 9-10 anni di Rofrano nel 1954 erano più bassi e più leggeri perfino dei bambini di Napoli del 1945, in piena miseria del dopoguerra. E il divario diventava ancora più grande nel confronto con i bambini di Roma.

Le case: il 56% senza luce elettrica, l'84% senza acqua, il 90% senza servizi igienici. Le donne portavano i neonati nei campi in una culla in bilico sulla testa e trasportavano pietre da costruzione anche da 50 chili. Nessuna meccanizzazione, in qualche caso ancora l'aratro a chiodo millenario. Disoccupazione cronica, economia rudimentale.

Lo stesso documentario conclude che l'alimentazione povera e uniforme di quella popolazione influiva negativamente sullo sviluppo degli abitanti.

Ti lascio qualche secondo per riprenderti. Negli anni Cinquanta in Italia non c'era la dieta mediterranea. C'era la fame. La fame nera. Sette grammi di pesce al giorno. Bambini rachitici. E questo nel cuore del Cilento. Ma cosa ha visto Keys? Anzi: cosa si è inventato?

La colazione: la bugia smontata dallo stesso Keys

Ultima prova, forse la più clamorosa. Le linee guida CREA, riferimento ufficiale pubblicato anche sul sito del Ministero della Salute, dicono che la colazione mediterranea è fatta di latte o yogurt con pane, fette biscottate o biscotti, più frutta fresca, e deve coprire il 20-30% dell'energia giornaliera. Secondo questo ragionamento, gli italiani degli anni Cinquanta, magari anche a Rofrano, facevano colazione con latte, yogurt e biscotti.

Ora guarda cosa ha scritto Ancel Keys in persona. Ho letto il suo libro, La dieta mediterranea. Come mangiare bene e stare bene: i nemici, per combatterli, devi conoscerli. A pagina 62 Keys scrive che una buona parte degli abitanti dell'area mediterranea si accontenta di un caffè a colazione, o non mangia proprio nulla; che più di un adulto su quattro non tocca cibo fino alle 10 o alle 11; che l'uomo d'affari beve soltanto un caffè, mentre l'operaio al massimo fa uno spuntino con un quarto di libbra di pane, circa 100 grammi.

Capito? Ci hanno venduto la colazione come il pasto più importante della giornata, il caposaldo da un quarto delle calorie quotidiane. E non era vero niente. Non lo dice un teorico della cospirazione. Lo dice il professor Ancel Keys, dal Minnesota, nel suo libro sulla dieta mediterranea.

Le radici dell'equivoco: i conigli del 1913

Le radici di questo incredibile equivoco risalgono al 1913, alla cosiddetta ipotesi lipidica: uno scienziato dimostrò che il colesterolo poteva causare aterosclerosi. Peccato che usò i conigli, animali totalmente erbivori che non sanno gestire il colesterolo alimentare.

Da lì partì la storia di colesterolo e grassi saturi, abbracciata da Keys. E perché Keys venne in Italia? Perché in quegli anni stava nascendo la teoria, vera, che lo zucchero facesse male. I produttori di zucchero hanno fatto il loro gioco: con tutti quei soldi, vai in Italia e dimostra che a fare male sono i grassi saturi, non gli zuccheri. È andata così. Tant'è vero che nel 1965 hanno continuato a farlo con Harvard.

Cosa è sparito dalla "tradizione"

La grande semplificazione ha preso tradizioni alimentari diversissime e le ha schiacciate in un'unica piramide. Il messaggio è diventato semplice e anche un po' paraculo: meno grassi animali, meno carne, più cereali e più prodotti vegetali. Il tutto con un nome irresistibile. "Dieta mediterranea" suona bene, lo ammetto.

Ma di quale Mediterraneo parliamo? Di quale Paese, di quale secolo, di quale classe sociale? La cucina di un pastore sardo non era quella di un pescatore greco. La tavola di una famiglia povera del dopoguerra non era quella di una festa contadina, e ancora meno quella di un ricco. Mettere tutto nello stesso contenitore non lo rende più fedele. Lo rende più vendibile.

Ecco cosa è scomparso dal racconto:

  • i formaggi grassi;
  • lo strutto e il burro;
  • le ricette a base di maiale;
  • le carni delle feste e la selvaggina;
  • il pesce conservato sotto sale;
  • la stagionalità e la scarsità;
  • le enormi differenze tra una regione e l'altra.

Togli questi elementi e della cucina tradizionale non resta nulla. Non l'hanno ammodernata: l'hanno completamente stravolta, pro domo loro. Non c'è nulla di mediterraneo nella dieta mediterranea. Nulla.

Il tuo DNA non è mediterraneo: è paleolitico

Il tuo corpo è programmato da due milioni e mezzo di anni di evoluzione, e tu lo stai distruggendo con pane, pasta e pizza.

Per oltre due milioni di anni l'essere umano ha mangiato sempre le stesse cose: carne, pesce, frutta, verdura, frutta secca. Caccia e raccolta, punto. Questo ha modellato i nostri geni, il nostro metabolismo, i nostri ormoni, il nostro cervello. Poi, solo 10.000 anni fa, arriva l'agricoltura: cereali, legumi, latte e derivati, cibi mai mangiati prima da nessun essere umano. Risultato: obesità, diabete, celiachia, perdita di massa muscolare, infiammazione cronica.

Per adattare i geni ai nuovi alimenti servono 20-30.000 anni, e ne sono passati solo 10.000. Il tuo DNA non ha fatto in tempo. Secondo Loren Cordain, docente emerito di nutrizione ed esercizio fisico alla Colorado State University e autore di The Paleo Diet, il nostro genoma è ancora paleolitico. Se vuoi un corpo forte, muscoloso, efficiente e sano, devi eliminare i prodotti dell'agricoltura.

I nostri antenati ricavavano fino al 65% dell'energia dagli animali e mangiavano tutto della preda. Niente latte, niente cereali, niente sale, niente alcol. E non contavano le calorie, come tutti gli animali sani del pianeta. Nel Paleolitico i carboidrati erano tra il 22 e il 40%, tutti a basso indice glicemico. Oggi siamo quasi al 50%, tra pane, pasta, pizza, dolci e zuccheri. E guarda caso gli Stati Uniti sono la nazione più obesa del mondo.

Il cibo parla ai tuoi geni: o li attiva, o li manda in confusione. Cibi evolutivi, metabolismo efficiente. Cibi moderni, segnali sbagliati.

Non esiste una sola paleo diet: nasce la GeoPaleoDiet

Attenzione, però: non esiste una sola paleo diet. Conta da dove vieni. Conta cosa mangiavano i tuoi antenati. Conta la tua genetica. È da qui che nasce la mia versione: la GeoPaleoDiet, la paleo dieta geografica.

Se mangi contro il tuo DNA, il tuo corpo ti presenta il conto. Se mangi secondo l'evoluzione dei tuoi antenati diretti, torni forte, lucido e in forma. Questo non è marketing. È biologia.

Domande frequenti sulla dieta mediterranea

Chi ha inventato la dieta mediterranea?

Il modello nasce dagli studi del fisiologo americano Ancel Keys, dell'Università del Minnesota, che osservò le popolazioni del Sud Italia e della Grecia e attribuì la loro minore incidenza di malattie cardiovascolari a una dieta povera di grassi animali. Una ricostruzione che i dati storici sui consumi reali degli italiani smentiscono.

Negli anni Cinquanta gli italiani mangiavano poca carne e pochi grassi animali?

No. I dati ISTAT degli anni Cinquanta mostrano milioni di maiali e capre allevati, una produzione di formaggi in forte crescita e un consumo di burro, lardo e strutto pari a quasi la metà di quello dell'olio d'oliva. Dove si mangiava poca carne era per povertà, non per scelta.

La dieta mediterranea è uguale in tutti i Paesi del Mediterraneo?

No. Spagna, Slovenia, Croazia, Albania, Turchia, Cipro e Libia hanno tradizioni alimentari molto diverse tra loro, spesso basate su carne, latticini, patate e birra, e lontanissime dalla piramide mediterranea ufficiale.

Cosa c'entra l'industria dello zucchero con la dieta mediterranea?

Ancel Keys ricevette finanziamenti dall'associazione dell'industria dello zucchero, e uno studio pubblicato su JAMA ha documentato come la stessa industria abbia finanziato ricerche ad Harvard negli anni Sessanta per spostare la colpa delle malattie cardiache dallo zucchero ai grassi.

Qual è l'alternativa alla dieta mediterranea?

Un'alimentazione coerente con la nostra evoluzione: carne, pesce, uova, verdura, frutta e frutta secca, come nella paleo diet. La GeoPaleoDiet va oltre e adatta l'approccio ancestrale alle origini geografiche e alla genetica di ciascuno.

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